FASE 4 – FASE D’IMPREGNAZIONE

Compaiono sintomi soggettivi. Essendo pochi i sintomi obiettivi, le diagnosi sono generiche: distonia neurovegetativa, emicrania, menopausa precoce, scompenso metabolico, osteocondrosi vertebrale, sindrome da stanchezza cronica. A volte i soggetti che lamentano tali sintomi vengono considerati ipocondriaci. Per tale ragione questa fase è anche chiamata “silente”, o “muta”.

A questo stadio di accumulo delle tossine nell’organismo iniziano ad instaurarsi processi irreversibili. Tuttavia, se un soggetto che si trova in questa fase di intossicazione inizia un intenso percorso di purificazione può ancora raggiungere buoni risultati e duraturi nel tempo. L’organismo è infatti ancora in grado di combattere la malattia che può essere allontanata a lungo termine.

Ma quando l’accumulo di tossine raggiunge questo stadio non sempre è sufficiente un solo trattamento di disintossicazione, e i risultati possono arrivare non immediatamente, ma più tardi rispetto alle fasi precedenti.

Fintanto che rimane nelle prime quattro fasi, l’organismo è in qualche modo ancora capace di combattere l’accumulo di scorie attraverso delle escrezioni periodiche di tossine e delle recrudescenze. Se però questa disintossicazione non avviene l’accumulo delle tossine continua fino ad uno stadio successivo in cui esse penetrano all’interno delle cellule e le distruggono.

Vale a dire che le tossine penetrate nella cellula possono alterare strutture intracellulari, come enzimi o addirittura geni. In questa condizione si manifestano le malattie genetiche e le predisposizioni ad esse.

Se le prime quattro fasi si possono quindi intendere come intossicazione dei tessuti, quelle successive riguardano l’ambito cellulare.

Le malattie più diffuse sono appunto quelle relative alla quarta fase di intossicazione, quelle che danno lavoro ai chirurgi. Se non si intraprendono delle misure mirate alla purificazione dalle tossine entro le prime tre fasi, esse si compattano in cisti, lipomi, fibromiomi, adenomi. Le cavità costituite dai seni paranasali e altre cavità presenti negli organi si intasano di muco.
Particolarmente fastidiosi sono i decorsi legati al ristagno nei seni facciali.

1. Provate ad esercitare una pressione nell’area del viso direttamente sotto gli zigomi imprimendo contemporaneamente una pressione verso l’alto. Se si avverte dolore è sintomo che i seni nasali sono ostruiti da catarro.

2. Premete ora nel punto sotto il lobo delle orecchie, contemporaneamente a destra e sinistra. Se avvertite dolore, vuol dire che si è accumulato del catarro nei canali auricolari. Un lipoma sotto mandibolare testimonia il deposito catarro negli alveoli polmonari. La superficie di scambio gassoso per la respirazione ne risulta quindi compromessa.

3. Esaminate la vostra pelle nella zona delle guance. Se riscontrate ruvidità, acne, fistole, vuole dire che nei polmoni si sta accumulando del catarro. Nelle donne il muco tende accumularsi anche a livello delle cavità interne del seno. Mentre negli uomini si osservano disturbi alla prostata. I primi segnali di un deposito grasso o muco nella zona della prostata sono la comparsa di brufoli sulla cute circostante gli organi sessuali. Particolarmente rilevanti sono gli accumuli di muco che possono verificarsi a livello di fegato e reni.
Controllatevi il tendine di Achille: ben teso, sottile; nessun dolore al massaggio.
Il tal caso non ci sono segnali di allarme. Se invece è ingrossato, anche questo sta a segnalare un accumulo di muco intorno agli organi sessuali.

4. Un organo che segnala piuttosto presto la presenza di accumuli di muco nel petto, nei testicoli e nelle ovaie sono gli occhi. Sotto la palpebra inferiore, nella parte più bassa della cavità oculare si può osservare il depositarsi di muco bianco e giallognolo, segnale che gli organi del bacino sono intasati. Se nella donna il risultato è la leucorrea, negli uomini ciò può portare all’impotenza.

 

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