Anche se suona diverso da tutto quello che puoi aver imagesletto o sentito precedentemente sull’alimentazione, sono i carboidrati a farci ingrassare, piuttosto che i grassi.

Per essere sinceri al 100%, i grassi giocano il loro ruolo metabolico insieme ai carboidrati ma anche singolarmente.

Spezziamo una lancia a favore dei grassi partendo dall’assunto che alcuni tipi di grassi sono necessari al nostro corpo; infatti le cellule che lo compongono hanno tutte una “parete” fatta di grassi (fosolipidi, trigliceridi, colesterolo etc), il cervello è “imbottito” di grassi sia per assorbire gli urti (una specie di impalcatura-paraurti) sia per migliorare i processi di elaborazione di pensiero. Le fibre nervose più lunghe e veloci che partono dal cervello si chiamano “fibre mieliniche” in quanto ricoperte da mielina, sostanze costituita integralmente da grasso. Alcuni grassi sono anche indispensabili per facilitare i processi di digestione e di assorbimento intestinale, e sono indispensabili per la coagulazione del sangue, oltre che per assimilare alcune vitamine (dette liposolubili).

Pochi sanno che il colesterolo non è così “malvagio” come vogliono farci credere: infatti è la molecola di base per la produzione degli ormoni sessuali (maschili e femminili) e di alcuni ormoni prodotti nel surrene.

Quindi, mettiamoci in testa che è pericoloso eliminare totalmente i grassi dall’alimentazione giornaliera. Come possiamo migliorare la nostra alimentazione e il nostro umore scegliendo i grassi giusti e assumendoli nella giusta quantità (senza esagerare!) e della giusta “qualità”? Per rendere il concetto più chiaro e semplice da capire, i grassi si dividono in 3 classi:

Grassi saturi.
Sono i più dannosi: sono la causa del colesterolo “cattivo”; si trovano generalmente nei grassi solidi, quindi nei grassi animali (strutto, burro, parte grassa delle carni: bue, pecora, maiale, ) e nei formaggi. Grassi saturi sono anche largamente presenti nell’olio di palma o di cocco, utilizzati nei prodotti industriali per il loro bassissimo costo. La loro pericolosità risiede nel fatto che l’origine vegetale inganna i consumatori facendogli credere che si tratti di grassi “buoni” (la legge non impone di specificare l’origine di queste sostanze sull’etichetta) ma essi sono ottenuti quasi esclusivamente da processi di raffinazione, quindi sono impoveriti delle loro qualità organolettiche e quindi da considerare di qualità piuttosto bassa.

Grassi trans-idrogenati.
Sono quelli più pericolosi ma anche i più recenti “messi in circolazione”, e noi siamo gli unici animali del pianeta che li mangiano… Prodotti a livello industriale per evitare l’irrancidimento dei cibi a lunga conservazione (biscotti, merendine, cracker, grissini, fette biscottate, margarina, formaggi etc, possono essere conservati per mesi o anni…) sono presenti nella nostra alimentazione da meno di 40 anni. La più recente (e disastrosa) rivoluzione alimentare per il nostro organismo, che non li ha mai incontrati prima nella sua evoluzione e non sa come gestirli, come metabolizzarli. Rappresentano la quota percentualmente più responsabile dell’aumento del colesterolo “cattivo” nel sangue e della steatosi epatica; infatti questi grassi non vanno mai a male, è per questo che sono largamente utilizzati nell’industria alimentare.

Grassi mono e poli-insaturi.
Sono i più utili sani e utili !! I grassi mono insaturi si trovano nelle olive, nelle noci e nelle mandorle. I grassi polinsaturi (Omega-3 e Omega-6) sono anche definiti “grassi essenziali”, in quanto non siamo capaci di produrli da noi quindi dobbiamo assumerli ogni giorno in una certa quantità: potete considerarli VITAMINE a tutti gli effetti! Sono naturalmente presenti nel grasso del pesce (pesce azzurro, sgombro, salmone, tonno, merluzzo, platessa, pesce spada, sardine, acciughe, etc), nei semi di lino, di sesamo, di soia, nell’olio di oliva, di colza, di mais e di girasole (non parliamo di oli di semi per frittura, industrialmente modificati per arrivare ad alte temperature, ma ad oli di semi veri, completi, buoni per l’uso alimentare quotidiano).

Le ottime qualità organolettiche di questi alimenti, e la loro ricchezza in Omega-3 e Omega-6, può essere modificata dai processi di cottura, dalle alte temperature e dai processi di affumicatura/salatura/stagionatura in genere.

Consigli alimentari nutrizionali in cucina
Condisci le tue verdure e le proteine (carne, pesce, legumi etc) con olio extravergine di oliva crudo , meglio se di frantoio e spremuto a freddo e che non sia passato attraverso processi di purificazione, o chiarificazione, o qualunque altro processo industriale;
Mangia ogni giorno al mattino frutta secca (5 noci o 10 mandorle fresche) specialmente al mattino, tra la prima colazione e gli spuntini.
Carne e pesce possono essere cucinati in tutte le maniere ma MAI fritti, in quanto la frittura modifica le qualità organolettiche dell’olio d’oliva (il migliore per friggere) rovinando i grassi mono insaturi e neutralizzando la vitamina E di cui è ricco. Evitate anche gli oli di semi per friggere in quanto sono modificati geneticamente e poi a livello industriale per resistere alle altissime temperature della frittura…
Per mantenere intatte le caratteristiche organolettiche positive del pesce azzurro (i grassi mono insaturi di cui è ricco) impara a cuocerlo per breve tempo e a temperature non superiori ai 100°. Utile e gustosissimo, in questo senso, è la marinatura con olio, limone, aglio e spezie, per insaporirlo e renderne veloce la cottura.
Occhio all’etichetta!!!Leggere gli ingredienti riportati per legge sull’etichetta dei prodotti è di importanza fondamentale per difendersi dai grassi saturi e trans. Spesso questi grassi sono nascosti all’interno di ingredienti insospettabili, in particolare sotto la dicitura “grassi vegetali” o “oli vegetali”. Leggi sempre gli ingredienti dei prodotti che mangi: se trovi la dicitura“grassi vegetali”, “oli vegetali”, “grassi vegetali (parzialmente) idrogenati”, “oli vegetali (parzialmente) idrogenati” nelle prime posizioni, evita di introdurre quel prodotto nella tua dieta abituale.
Se proprio devi assumere uno di questi prodotti, accertati che gli oli vegetali non siano ai primi posti e comunque valuta le quantità: anche se trovi l’ingrediente incriminato ai primi posti, ma ne assumi solo pochi grammi, l’assunzione dei grassi “cattivi” è comunque limitata.

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