ERBE E PIANTE

OFFICINALI

 

 

 

Fin dai tempi più

antichi l’uomo cerca nelle erbe, nei fiori e nelle radici, oltre che

il cibo, la cura per gli eventuali malanni.

 

In questi ultimi tempi la comunità scientifica riconosce nelle

piante grandi doti curative: oggi, infatti, le ricette che ci hanno

tramandato i nostri nonni, non vengono più considerate pozioni da

stregoni.

 

In realtà molti medicinali moderni contengono quale principio attivo

le sostanze ricavate dalle nostre amiche piante. Ma attenzione:

l’utilizzo di erbe può essere anche pericoloso e, quindi, devono

essere utilizzate con buonsenso.

 

Un articolo del 14 maggio 2009 descrive l’analisi di Altroconsumo su

148 campioni di verdure acquistate, ha messo in luce una presenza

massiccia di nitrati negli ortaggi a foglia. Le dosi raccomandate

dall’Oms vengono costantemente superate.

I nitrati, presenti naturalmente nel terreno, ma che abbondano nelle

zone inquinate o troppo fertilizzate, si accumulano nelle piante,

soprattutto in quelle a foglia verde, me è risaputo visto che il

Ministero delle Attività produttive, con una circolare del 2004, ha

ricordato che maggiore è l’esposizione dei vegetali ai raggi solari,

minore è il loro contenuto di nitrati.

Ne consegue che gli ortaggi coltivati in pieno campo contengono meno

nitrati di quelli prodotti in serra.

Le verdure estive contengono meno nitrati di quelle invernali e gli

ortaggi raccolti dopo il tramonto contengono meno nitrati di quelli

raccolti la mattina.

 

Acetosa (Rumex

acetosa)

L’acetosa,

quando è giovane e allo stato fresco, agisce come diuretico e

purificatore del sangue; aiuta il fegato, l’intestino, previene la

distruzione dei globuli rossi. La clorofilla contenuta nella pianta

porta ossigeno alle cellule rinforzando le loro pareti, aiuta a

rimuovere i depositi nei vasi sanguigni e aiuta il corpo ad assorbire

più ossigeno.

Si usa per malattie infiammatorie, malattie del

tratto urinario e dei reni.

Per l’alto contenuto di vitamina C, le foglie

vengono usate per la cura di forme di avitaminosi, nell’anemia e nella

clorosi.

Si usa tutta la pianta, prima che fiorisca, al

secondo anno di vita.

Dell’acetosa in culinaria si impiegano le foglie,

soprattutto quelle basali, in insalata o in saporite minestre.

 

Achillea (Achillea

millefolium)

È una pianta

utilissima per calmare gli spasmi uterini, nella cura delle malattie

nervose, dell’asma.

Viene inoltre usata per arrestare qualsiasi

emorragia esterna ed interna, utilizzandola in decotto o in infuso

oppure applicandola, tritata finemente, sulle ferite o sulle piaghe.

Frena le diarree, favorisce le funzioni urinarie

ed è un potente antiemorroidale.

In questi casi si usa l’infuso preparato versando

mezzo litro di acqua bollente su una manciata di sommità fiorite di

Achillea secca. Infuso e decotto sono sempre consigliabili come

antispasmodici, nelle debolezze di stomaco, nelle cattive digestioni e

nelle acidità. Un ottimo vino di Achillea, curativo, nella misura di due

bicchieri al giorno, delle malattie sopra elencate, si ottiene lasciando

macerare due manciate di erba in un fiasco di generoso vino bianco.

Ai fini eduli, poche foglioline di achillea

aggiunte alle minestre o alle insalate, riescono a rendere appetibili

altre specie mangerecce non troppo gustose.

 

Arnica (Arnica

Montana)

Giustamente

l’arnica è stata definita fin dai tempi più antichi “la panacea dei

caduti”, infatti miracolosi sono i suoi effetti negli infortuni in

genere, nelle distorsioni e nelle botte solenni che lasciano lividi

bluastri su tutto il corpo. Con i fiori di arnica si può preparare un

efficace anti-reumatico

mettendone a macerare, per 8 o 10 giorni, trenta grammi in mezzo litro

di alcol puro. Quindi si cola, aggiungendo un dado di canfora, un

bicchierino di trementina e sbattendo a lungo finché la canfora si sia

sciolta. Alla fine si aggiunge al tutto un bicchiere di acqua per

ridurre la gradazione di questo efficace linimento, che si usa

esternamente per energici massaggi sulle parti dolenti.

Contro le distorsioni, le contusioni o le botte in

genere si usa la tintura d’arnica preparata mettendo a macerare in un

bicchiere d’alcol 10 grammi di radice di arnica secca, sbattendo il

tutto una volta al giorno e per venti giorni consecutivi.

L’arnica è utilizzata, oltre che per gli ematomi,

per le distorsioni, i dolori muscolarie le punture di insetti.

 

Assenzio

(Artemisia absinthium)

È una pianta

diffusissima lungo i muri, tra i sassi, nei luoghi aridi sia montani che

di pianura. Fiorisce da maggio a settembre con grappoli minuti di

fiorellini gialli e sono, appunto, questi rametti in fiore, essiccati

accuratamente all’ombra, che costituiscono la parte propriamente

medicinale.

L’assenzio è considerato il principe degli amari

e, grazie alle particolari essenze contenute, è ritenuto una pianta

tonica, stomatica, febbrifuga e diuretica. È sempre stato molto

ricercato fin dall’antichità ed ancora oggi è usato nella preparazione

di tutti gli aperitivi a base amarognola.

L’assenzio, oltre che aperitivo, è pure diuretico,

essendo ricco di quei sali di potassio che hanno un’azione energica sui

reni; è un ottimo tonico ed ha una decisa azione vermifuga. Come tale si

usa l’infuso, da prendersi ogni mattina a digiuno nella misura di un

bicchiere e che si prepara versando un litro di acqua bollente su due

cucciai d’assenzio, lasciando riposare per dieci minuti e quindi

colandolo. Per chi si sente stanco e svogliato, si metta ogni sera un

pizzico di fiori di assenzio in una tazza di acqua bollente, si lasci a

macero l’intera notte, e si beva al mattino completamente digiuni.

Ottimo è pure il vino di assenzio che stimola l’appetito e favorisce una

facile digestione.

Poche foglioline si adoperano nelle insalate di

poco carattere, allo scopo di conferire un tono amarognolo gradevole..

ma senza esagerare, altrimenti si rischia di rendere il tutto

eccessivamente amaro.

 

Bardana (Arctium

lappa)

La bardana è

un’erba alta più di un metro, ed è nota soprattutto ai più giovani, per

i suoi frutti, chiamati “petole”, che lanciati sulle persone si

appiccicano sulle vesti o sui capelli, di qui il suo nome dialettale di

“petolara” o “cicapui”.

È una pianta che ha pregi notevoli come pianta

diaforetica, diuretica e depurativa, soprattutto quando si è afflitti da

foruncoli ed altre eruzioni della pelle che al dolore fastidioso

aggiungono una vera e proprio deturpazione della bellezza. In questi

casi si usa il decotto di radice, con cui ci si può anche lavare il viso,

ottenendo così una pelle delicata e vellutata. La bardana, inoltre, è

efficace per gli erpetici, gli artritici, i sofferenti di ingorghi e di

calcoli renali.

Le foglioline più giovani, raccolte prima della

fioritura, possono essere consumate in insalata. I piccioli sono

mangiati lessati e conditi a guisa di asparagi oppure fritti. Il gambo

floreale è però la parte più gustosa: lessato e condito a piacere o

fritto in pastella.

 

Betulla (Betula

alba)

L’ infuso di

betulla serve nelle più diverse manifestazioni dell’idropisia, negli

edemi anche di origine cardio-renale,

nelle difficoltà di urinazione così tipiche nelle persone anziane,

nell’albuminuria e nei gonfiori.

Tipico effetto di questo decotto è un benefico

aumento delle urinazioni, che possono raggiungere le cinque o sei unità

senza che i reni abbiano a denunziare alterazione alcuna per il maggior

lavoro al quale sono sottoposti.

L’infuso di betulla inoltre, porta sensibili e

rilevanti benefici ai gottosi, facilitando lo scioglimento e la relativa

eliminazione dei calcoli urinari.

Oltre che diuretica, la betulla ha proprietà

antisettiche e si menziona anche come parassiticida.

 

Biancospino (Crataegus

oxyacantha L. o Crataegus monogyna Jacquin)

 

Il più usato è

l’infuso di biancospino che si prepara al mattino versando mezzo litro

di acqua bollente su di un pizzico di fiori. L’infuso di questo fiore

miracoloso è sempre un ottimo calmante, un efficace sonnifero, un

toccasana per chi soffre di palpitazioni, di insonnie, di irritabilità,

di ronzii alle orecchie, di vampate di calore.

Esso agisce sulla contrazione delle arterie e,

tonificando il cuore, favorisce un giusto equilibrio fra pressione

sanguigna e forza del polso.

Non dà assuefazione e una cura di infuso di

biancospino, tonificando il sistema nervoso, garantirà una visione

ottima della vita, una mente lucida e sana ed un senso profondo di

benessere e di serenità che si gode e si apprezza solo quando si hanno i

nervi a posto ed il corpo ha riposato bene a lungo.

 

Borsa Pastore (Capsella

bursa pastoris)

È una pianta

che cresce un po’ dovunque, in campagna, in città, sui ruderi, nei

luoghi incolti o secchi.

Tutta la pianta, verde o secca, è medicinale,

contenendo acido bursico, malico, acetico, citrico e molto tannino. Il

suo effetto più immediato è di favorire, moderandole, le regole mensili.

Si usa, in questi casi, il decotto preparato bollendo una manciata di

borsa pastore in tre tazze di acqua finché queste ultime siano ridotte a

due, che si bevono distanziate di qualche ora l’una dall’altra. Il

decotto è pure indicato nella cura delle febbri malariche, della

ematuria e nelle emorragie di stomaco.

Come emostatico si usa la pianta fresca finemente

triturata e introdotta nelle narici o stesa sulle ferite.

Ottimo è pure il balsamo del pastore usato per

frizionare qualche articolazione atrofizzata o, tanto per intenderci,

arrugginita.  Naturalmente questo balsamo del pastore può essere preso

anche per via orale ed è miracoloso in caso di dissenteria. Resta,

infine, da aggiungere che il decotto di borsa pastore serve come ottimo

lavaggio di piaghe e di ferite, mentre la polvere della pianta, sparsa

sulle ferite, le guarisce in fretta, favorendo una pronta

cicatrizzazione.

Il suo gusto non è dei più eccelsi, pur essendo

commestibile… si utilizza in insalate miste o cotta in frittata.

 

Calendula

(Calendula officinalis L.)

Vengono

utilizzate le foglie e i capolini appena sbocciati. La raccolta viene

fatta in estate. Si possono usare freschi in cataplasmi o fatti

essiccare in stati sottili, evitando di farli annerire. Devono essere

conservati al riparo della luce e dell’umidità.

Le parti utilizzate sono ricche di oli essenziali,

resine e mucillagini.

Proprietà terapeutiche: antiinfiammatoria di

mucose e cute, immunostimolante, cicatrizzante, disinfettante.

Per uso esterno come lenitivo e antiarrossante.

Viene impiegata per preparare infusi, tinture e

cataplasmi.

Dal punto di vista edule, della calendula si

raccolgono poche foglioline da unire ad insalatine primaverili. I fiori

uniti al brodo ed ai risotti, tingono di giallo al pari dello zafferano.

 

Camomilla (Matricaria

chamomilla)

Matricaria

chamomilla è stata battezzata botanicamente perché medicamento per

eccellenza dell’organo femminile o matrice quando è ammalato, infiammato

o in ritardo sulle regole periodiche. La tisana si prepara mettendo in

acqua bollente un pizzico di fiori e cura i crampi di stomaco, i

violenti dolori del basso ventre, aiuta le digestioni difficili, risolve

le indigestioni favorendo, se necessario, il vomito, aiuta, infine, una

facile orinazione. In caso di dolori reumatici diffusi alle varie

articolazioni si ricorre proficuamente all’olio di camomilla. Quest’olio

medicamentoso si prepara facendo bollire a bagnomaria, per circa due

ore, trenta grammi di camomilla ed un bicchiere di olio di oliva, quindi

si setaccia spremendo con una certa forza, si aggiungono dieci grammi di

canfora, controllando che si sciolga e si amalgami uniformemente. L’olio

si usa frizionando energicamente e più volte al dì secondo il bisogno

sulle parti dolenti.

Per le “oftalmie catarrali” che provocano quei

dolorosi arrossamenti agli occhi con intolleranza per la luce, molto

usate sono le fumigazioni di vapori di infuso molto concentrato e

bollente di fiori di camomilla.

È probabilmente la pianta più conosciuta ed

utilizzata, specialmente per i bambini.

 

Cicoria (Cichorium

intybus)

Molto comune e

conosciuta, cresce spontanea nei prati o coltivata negli orti, presenta

in piena fioritura dei caratteristici fiori di un azzurro cielo intenso.

La cicoria contiene la “cicorina” ed altri principi amari che la rendono

molto pregevole ed importante come tonico, digestivo, lassativo e

depurativo. Non solo, ma il sale contenuto nella cicoria – il

nitrato di potassio – è

un efficace stimolante dei reni ai quali facilita la liberazione del

sangue da tutte le impurità in esso contenute.

Il più usato terapeuticamente è il decotto di

cicoria che si prepara bollendo un buon pugno di cicoria in mezzo litro

di acqua.

L’azione depurativa e tonificante delle funzioni

epatiche ed intestinali del decotto, può essere sostituita, o meglio

completata, da abbondanti scorpacciate di cicoria fresca condita con

olio e limone. Lo stomaco –grazie

ai principi attivi contenuti nella cicoria fresca – assumerà

un ritmo più armonico, digerirà meglio e, infine, sarà messo in grado di

sopportare anche qualche peccatuccio di gola.

Una cura prolungata di questa insalatina

amarognola serve, con risultati talvolta sorprendenti, a rassodare il

seno, tonificandone la muscolatura.

In cucina le foglie di cicoria sono notissime in

insalata, ma è ottima anche lessata o stufata. In passato, con la radice

essicata, veniva ottenuto un surrogato del caffè.

 

Equiseto (Coda

cavallina –Equisetum

arvense)

Cresce

spontanea nei luoghi incolti, lungo i margini delle strade, nei posti

umidi e sassosi. È una pianta preziosa nella farmacia casalinga, usata

fin dall’antichità. Esternamente il decotto serve per impacchi su piaghe

purulente e su ferite. Per uso interno il decotto si utilizza in caso di

cistite e di disturbi della prostata.

La coda cavallina è una pianta diuretica per

eccellenza, per tutti coloro che devono lavare il sangue e far lavorare

i reni senza stancarli.  Il decotto viene pure usato nelle emorragie

nasali,  nelle infiammazioni delle gengive o del palato, utilizzandolo

per gargarismi. Anche gli occhi infiammati o lacrimanti guariscono in

breve tempo se lavati più volte al giorno con il decotto freddo, al

quale possono aggiungersi alcuni petali di rose rosse.

Grazie ai suoi effetti emostatici il decotto di

equiseto viene usato sia per via orale, sia per frequenti lavaggi ed

impacchi in caso di emorragie da emorroidi. Nei sudori notturni

eccessivi o negli stati di debolezza, una tazzina di decotto freddo,

presa prima di coricarsi, ha degli effetti veramente benefici.

Studi scientifici l’annoverano come indispensabile

per la prevenzione e la cura dell’osteoporosi, la crescita di unghie e

capelli.

 

Felce (Polystichum

filix)

Nella pagina

inferiore delle fronde, ai lati delle nervature, si trovano dei

corpiccioli, i”sori”(1,5 millimetri di diametro), ricoperti da una

sottile membrana.

All’interno dei “sori” si trovano dei corpi

rotondi, microscopici, le cosiddette “spore” la cui funzione è di

riprodurre la pianta. Sotto terra c’è una radice o “rizoma” orizzontale,

nodosa e molto grossa. Questa pianta, che viene spesso raccolta anche a

scopo ornamentale, è la felce maschio, molto comune anche da noi.

La parte medicinale è la radice o rizoma, che si

raccoglie in estate e che deve presentare, all’atto della raccolta e

della frattura, un bel colore verde.

Questa radice, conosciuta fin dall’antichità, ha

un deciso potere vermifugo. La radice, a questo scopo, si usa molto

secca, si polverizza e se ne prendono quindici grammi, mescolati magari

con miele o qualche liquido sì da renderla più appetibile. È necessario,

prima dell’ingestione della polvere, essere digiuni da almeno 12 ore.

All’ingestione della polvere si farà seguire, dopo circa mezz’ora, un

efficace purgante non oleoso. Con questa cura vermi e tenia soccombono e

vengono espulsi.

La radice, inoltre, debitamente bollita dà un

ottimo decotto per bagni totali o parziali in grado di combattere crampi

e reumatismi.

 

Genziana (Gentiana

lutea)

I pregi della

genziana, di natura tipicamente tonica, sono racchiusi tutti nella

radice che va raccolta nel tardo autunno o al primo germogliare della

pianta, pulita accuratamente a secco, tagliata a pezzi ed essiccata al

sole. Grazie a questa radice si potranno curare inappetenze e cattive

digestioni, fugare febbri e vermi, apportare sensibili benefici in tutte

quelle malattie con manifestazioni di natura nervosa.

Un ottimo aperitivo e digestivo è costituito dal

vino di genziana, molto facile a prepararsi: si fanno macerare in un

buon bicchiere di alcool puro, al quale sia stato aggiunto mezzo litro

di acqua, circa trenta grammi di radice di genziana. Dopo 24 ore vi si

aggiunge un litro di generoso vino bianco, lasciando macerare per 10

giorni ed agitando almeno una volta al giorno. Terminato il macero, si

filtri il vino così ottenuto prendendone un bicchierino prima dei pasti

come aperitivo o dopo i pasti come digestivo.

Dalla genziana, infine, possiamo estrarre un

ottimo vermifugo. In un litro e mezzo di grappa si mettono a macerare 30

grammi di radice di genziana, 15 grammi di fiori d’assenzio, 15 grammi

di rabarbaro e 15 di centaurea. Dopo dieci giorni si filtra e vi si

aggiunge dello sciroppo ottenuto sciogliendo tre etti di zucchero in tre

etti di acqua. Un bicchiere a digiuno per gli adulti, un cucchiaino per

i bambini aiuteranno a mettere in fuga i numerosi vermi che spesso

albergano in noi.

 

Ginepro (Juniperus

communis)

Il ginepro

contiene un olio essenziale volatile – la

gineprina – che,

assorbendo l’ossigeno dall’aria, depone la canfora di ginepro ed altre

sostanze aromatiche.

L’infuso preparato con tre cucchiai di bacche di

ginepro bene schiacciate ed un litro d’acqua bollente e preso nella

misura di 3 o 4 tazze al giorno porterà sensibili benefici ai sofferenti

di acido urico, quindi agli artritici, ai reumatici, ai gottosi, o a chi

è affetto da itterizia, calcoli vescicali, idropisia cardiaca e

nefritica, di leucorrea e di blenoraggia.

Per le essenze volatili in esse contenute e che

vengono eliminate attraverso i polmoni, le bacche di ginepro sono pure

indicate nei catarri cronici polmonari, nella tubercolosi e nell’asma.

Un cucchiaio di bacche schiacciate poste in mezzo litro d’acqua bollente,

danno un ottimo tè che preso ben caldo, nella misura di una tazza ogni

due ore, farà sudare abbondantemente, faciliterà la respirazione,

permetterà un abbondante e facile espettorazione. E infine, per i

numerosi malanni, acciacchi e … bisogni invernali sarà sufficiente una

buona manciata di bacche schiacciate di ginepro in un litro di vecchia

grappa nostrana.

 

Iperico (o erba di

San Giovanni, o scacciadiavoli. Hypericum perforatum)

È facile

riconoscere l’iperico, soprattutto per la struttura delle sue foglie che,

guardate contro luce, sembrano attraversate da una serie di minuscoli

forellini.

L’olio di iperico serve ottimamente a curare

bruciature di sole ed ogni altra forma di scottatura. Si prepara

spremendo mezzo chilogrammo di fiori e mettendoli a macero in un litro

di olio di oliva racchiuso in un vaso di vetro chiaro a chiusura stagna.

Si espone per quattro giorni al sole, quindi si tolgono i fiori e, dopo

averli bene spremuti, se ne aggiungono degli altri di freschi, esponendo

al sole per otto giorni. Quindi si levano i fiori, dopo averli spremuti,

e si conserva l’olio – che

assumerà una bella colorazione rossa – in

bottiglie ben chiuse.

L’olio di iperico è miracoloso in ogni specie di

ferita, scalfitture della pelle, piaghe, ulceri, ustioni. Ricerche

scientifiche hanno confermato che le sue proprietà principali sono:

antidepressivo, antivirale ed antibatterico.

 

Lavanda (Lavanda

officinalis)

È un’elegante

pianticella cespugliosa, dai rami eretti e ramosi, che cresce spontanea

e perenne nei luoghi aridi o sassosi o sui dossi bene esposti.  I fiori

di lavanda sono antispasmodici e servono ottimamente a calmare gli

attacchi di asma, di tosse convulse, gli attacchi di laringite stridula

nel mal caduto. Così i fiori di lavanda sono antisettici, disinfettanti,

servono, pertanto, nelle influenze migliorando la secrezione dei

bronchi. L’infuso, da prendersi in ragione di quattro tazze al giorno,

si prepara con la solita manciata di fiori in un litro di acqua bollente.

La tintura di lavanda è ottima per lavare piaghe e ferite e per

applicare, quale calmante, su dolorosi bernoccoli. La si prepara con una

manciata di fiori messi a macero in un litro di grappa. In caso di stati

di choc e di forti emicranie può essere somministrata al paziente in

ragione di alcune gocce su di un dado di zucchero. E per concludere non

manca accennare all’acqua di lavanda antisettica e delicatamente

profumata, molto indicata nell’igiene e nella pulizia quotidiana. Si

prepara mettendo a macero per quindici giorni in mezzo litro di alcool

puro un etto di fiori di lavanda, quindi si filtra e si conserva ben

chiusa.

 

Luppolo (Humulus

lupulus)

Il luppolo

contiene parecchie sostanze ed in particolare la “luppolina” che ha

sull’organismo un’azione tonica, calmante, deprimente e leggermente

narcotica.

L’infuso di questi coni di luppolo dà una bevanda

tonica ed aperitiva che, ridestando l’appetito, rende complete le

digestioni laboriose, e va in aiuto soprattutto dei convalescenti; anche

imbottendo i cuscini di coni di luppolo ben secchi si combatte

l’insonnia e l’irrequietezza notturna. Calmanti dei nervi sono pure i

bagni caldi nei quali sia stato immesso un chilogrammo di coni di

luppolo.

I germogli di luppolo raccolti in primavera

costituiscono, sia cotti che crudi, un’ottima insalata dagli effetti

lassativi, purificatori del sangue e delle funzioni epatiche.

Ricerche scientifiche hanno confermato che le sue

proprietà principali sono: calmante, sedativa, antispastica, stomachica,

antibiotica.

 

Malva (Malva

silvestris)

La malva ha

delle importanti proprietà terapeutiche e va raccolta in piena fioritura

e perfettamente essiccata all’ombra.

Si usano tutte le parti, pianta, foglie e fiori,

che si fanno bollire lungamente in acqua e si applicano sotto forma di

un caldo cataplasma sulle parti dolenti. Ottimo anche l’infuso di malva

che si prepara versando su di un pizzico abbondante di malva secca un

bicchiere di acqua bollente.

Si beve due volte al giorno quando si è afflitti

da tosse stizzosa, da catarro bronchiale, da infiammazioni all’intestino

o da fastidiosi bruciori alle vie urinarie. Questo infuso inoltre, può

servire ottimamente per lavaggi interni o per clisteri calmanti.

Ricerche scientifiche le hanno confermato le

oramai ataviche proprietà antiinfiammatorie, anche in caso di gengiviti,

stomatiti e congiuntiviti.

La malva può essere mangiata cruda da sola o in

insalatine miste. È eccezionale nei risotti e nelle minestre. I fiori

possono ingentilire qualsiasi pietanza, essendo commestibili al pari

delle foglie.

 

Melissa (Melissa

officinalis)

Questa erba,

comunemente chiamata melissa o cedronella, cresce nei luoghi incolti,

lungo le siepi, nei campi oppure è coltivata nei giardini.

Le virtù medicinali della melissa sono contenute

nelle sommità fiorite, oppure nelle foglie che contengono uno speciale

olio essenziale che dà alla pianta un grato odore ed un gustoso sapore

di limone. La melissa è sempre stata consigliata nei postumi delle

paralisi, nelle debolezze muscolari, nei tremori dei vecchi, nei

languori fisici e morali susseguenti a lunghi patimenti. Così la melissa

è molto indicata nelle convulsioni, nelle nevrosi, nell’isterismo ed in

ogni forma patologica afferente il sistema nervoso. Risulta molto utile,

ancora, nello stimolare l’appetito, nel rinforzare lo stomaco in caso di

indigestioni, nell’espellere gli eccessivi e noiosi gas intestinali.

Nelle fredde sere invernali, poi, non c’è niente

di più indicato di un cucchiaio di acqua o di spirito di melissa in una

tazzina di acqua molto calda da prendersi prima di coricarsi.

Ricerche scientifiche le hanno confermato

proprietà antispasmodiche, sedative, toniche, rilassanti, digestive,

antidolorificche e cicatrizzanti. Molto utile in uso esterno per herpes

simplex e punture d’insetti.

 

Menta (Menta

piperita)

La menta è una

piantina che cresce spontanea un po’ dappertutto e conta numerosissime

varietà. Se tutte hanno proprietà medicamentose, la migliore è senza

dubbio la Mentha piperita che troviamo generalmente nei luoghi asciutti.

Il suo profumo molto accentuato ed il suo aroma particolarmente piccante

sono dati da numerosi oli eterei, il principale dei quali è il “mentolo”

che, in piccolissime stille, è celato nelle sue foglie e nei petali dei

fiori. Il tempo migliore di raccolta della menta è prima dell’inizio

della fioritura. L’infuso è carminivoro, favorisce cioè l’espulsione dei

gas intestinali. Colagogo, favorisce cioè le funzioni biliari con

benefici effetti sul fegato. Infine, la menta è diuretica, vermifuga,

antisettica e tutte queste sue caratteristiche spiegano perché questa

pianta veramente miracolosa trova un larghissimo impiego nella

preparazione di numerose tisane, confetti, di pastiglie, di paste

dentifrice, di bevande, di gomme da masticare, di liquidi usati per

gargarismi nella cura di tonsilliti ed angine.

 

Mirtillo nero (Vaccinium

myrtillus)

Il mirtillo

nero è, fra le piante del sottobosco, la più apprezzata e la più

conosciuta. I suoi frutti si raccolgono sia per essere consumati subito,

sia per essere essiccati e trasformati in efficaci medicinali per

l’inverno. Lo stesso avviene per le foglie che contengono degli

importanti principi attivi.

Il mirtillo trova la sua più tipica applicazione

nei casi di diarree ostinate, di malattie biliari, di enteriti acute, di

catarro intestinale, di dissenteria accompagnata da evacuazioni

sanguigne.

Contro tutti questi malanni serve il decotto di

frutto di mirtillo che si prepara facendo bollire per cinque minuti in

mezzo litro d’acqua due o tre manciate di mirtillo, sia fresco che secco.

Uguali risultati si ottengono masticando nel corso della giornata una

buona manciata di mirtillo secco e perseverando nella cura, fintanto che

i disturbi accusati siano scomparsi.

Queste terapie possono essere utilmente sostituite

dalla tintura di mirtillo che di è dimostrata anche molto utile in caso

di infiammazioni o di afte alla bocca.  La pomata di mirtillo cura

egregiamente eczemi e pruriti della pelle. Le foglie di mirtillo, invece,

servono a preparare un ottimo tè, utilissimo, preso caldo, nei vomiti,

nei crampi allo stomaco e nella debolezza urinaria. Usato freddo ed

esternamente questo tè guarisce le infiammazioni agli occhi, lavandoli

accuratamente tre volte al giorno ed avendo l’accortezza di far entrare

un pò di liquido negli occhi stessi.

Per concludere, le foglie di mirtillo sono in

grado di apportare un sensibile sollievo ai diabetici per una specie di

insulina che esse contengono. Si prepara un decotto facendo bollire un

cucchiaio di foglie tritate in mezzo litro d’acqua e bevendolo a più

riprese nel corso della giornata. Ricerche scientifiche le hanno

confermato proprietà antiinfiammatorie, antiossidanti, anticoagulanti e

capillaroprotettive. Viene consigliata ad uso interno in caso di:

fragilità capillare, insufficienza venosa (varici), per migliorare la  visione

notturna, per affezioni oculari (malattie del microcircolo della

retina), in caso di emorroidi, ulcere gastriche e duodenali.

 

Ortica (Urtica

dioica L. e Urtica urens L.)

Comunemente

considerata un’indesiderata infestante, l’ortica nasconde proprietà

innumerevoli. Fin dai tempi antichi veniva utilizzata in caso di dolori

reumatici e ritenzione di liquidi. In uso esterno per tutti i problemi

di capelli, anche per l’ alopecia, per le affezioni della pelle che si

manifestano con prurito, eczemi, bruciature, ferite, afte, infezioni

della bocca e punture di insetti.

Ricerche scientifiche le hanno confermato

proprietà antiinfiammatorie  e  diuretiche.

Apprezzatissima nella cucina tradizionale, è

ottima in minestra, come ripieno per i ravioli o nelle frittate.

 

Nocciolo (Corilus

avellana)

Le foglie di

nocciolo sono tuttora ricercate per donare all’epidermide la purezza e

la freschezza desiderata.

La sostanza contenuta in queste foglie ha una

decisa azione astringente, migliora lo stato dei pori troppo dilatati,

riducendo la secrezione grassa; ha, ancora, una efficace azione

tonificante sulla pelle sì da renderla fresca e candida come quella dei

fanciulli e questa azione esplica tutta la sua efficacia soprattutto su

quelle persone che, per essere vissute in ambienti malsani o per aver

abusato di impiastri chimici, accusano una pelle aggrinzita ed

afflosciata; serve, infine, a fare scomparire i punti neri e a smorzare

le lentiggini.

Per queste ragioni, sia che si voglia mantenere

intatta la propria bellezza, sia che si voglia correggere tutte quelle

imperfezioni sopraricordate, si faccia uso del decotto di foglie di

nocciolo, con il quale ci si laverà sovente.

Le acque ossigenate, usate per imbiondire i

capelli e che troppo spesso danneggiano e bellezza e salute, possono

essere sostituite da un decotto di “centaurea” – chiamata

anche “biondella” – con

il quale ci si laveranno i capelli.

 

Piantaggine (Plantago

lanceolata)

Ha effetti

astringenti ed energicamente cicatrizzanti. Per questo la si usa nel

trattamento delle ulcere varicose, delle pustole lacerate, delle ulcere

scrofolose, delle piaghe purulente ed in talune malattie della pelle o

nelle fastidiose e perduranti emorragie nasali. È sufficiente a questo

scopo pulire bene le foglie, triturarle più o meno finemente a seconda

dell’utilizzazione ed applicarle alla parte malata.

Per uso interno la piantaggine ha una decisa

azione astringente ed antiemorragica. Il decotto serve egregiamente in

caso di dissenteria, di enteriti diarroiche, di nefriti croniche, di

metroraggie e di spostamenti dell’utero; è insuperabile per purificare

il sangue, i polmoni e lo stomaco, per sedare la tosse, per tonificare i

fanciulli gracili, essendo la piantaggine più attiva dello stesso olio

di fegato di merluzzo.

Un bicchierino al giorno di spremuta di foglie

fresche di piantaggine servirà allo scopo.

In caso di laringiti, tracheiti, abbassamento di

voce, raucedine servono frequenti gargarismi con decotto di piantaggine.

Lo stesso decotto servirà ancora nelle febbri intermittenti, malariche o

maltesi, negli stati infiammatori dell’apparato digerente ed urogenitale.

Per le frequenti infiammazioni agli occhi basterà

bollire in un litro d’acqua una manciata di piantaggine ed una di petali

di rose: frequenti lavande e impacchi calmeranno le più fastidiose

infiammazioni.

Ricerche scientifiche le hanno confermato

proprietà antiinfiammatorie, antisetticche, lenitive, disarrossanti,

cicatrizzanti, espettoranti, antivirali, antiallergiche ed

antibatteriche.

In cucina è ottima nei minestroni e nelle insalate

miste. Apprezzata anche lessa e condita con olio e aceto aromatico.

Tinge di verde qualsiasi preparato.

 

Pino (Pinus

sylvestris)

Tutti conoscono

il profumo di una pineta, quel senso di sollievo e di liberazione che si

prova respirando quell’aria balsamica.

Molteplici sono i benefici delle varie parti delle

piante resinose sul nostro organismo e sul nostro apparato respiratorio

in particolare.

Per i reumatici e i gottosi ottimo il decotto di

gemme, utile anche contro le infiammazioni e il catarro vescicale. Per

tutti coloro che soffrono di infiammazioni alla gola, od hanno gli

organi vocali in cattivo stato, o sottoposti ad una particolare usura

come nel caso di cantanti, oratori, predicatori, professori e così via,

una cura indicata è quella delle così dette “ciorciole”, le pigne o

frutto del pino. Si prendano tre pigne frantumate e si bolliscano in

mezzo litro di acqua. Con questo decotto –una

volta che si sia raffreddato – si

fanno quattro gargarismi al giorno. I risultati saranno sorprendenti,

purché si abbia l’accortezza di usare pigne fresche, perché quelle

secche non hanno alcuna azione medicamentosa.

Quanto accennato sui princìpi attivi delle varie

parti del pino silvestre, vale, in egual misura, anche per le parti

delle altre essenze forestali, dal pino nero al pino marittimo, dal pino

mugo all’abete.

 

Rabarbaro (Rheum

officinalis)

Il rabarbaro

medicinale è soprattutto quello cinese del quale si usa la radice, dura

e compatta quasi come un osso. Questa radice ha senza dubbio dei pregi

enormi, il suo uso però è controindicato per chi soffre di renella

ossalica (acido ossalico che si elimina con le urine), per coloro che

accusano una stentata circolazione sanguigna nelle vene superficiali e,

dunque, in modo particolare per chi soffre di emorroidi e, soprattutto,

per le mamme che allattano i loro neonati. Il rabarbaro, invece, fuori

di questi casi e preso in piccole dosi, stuzzica l’appetito, evita

quelle noiose e pericolose fermentazioni acide che fanno eruttare,

apporta notevoli benefici a chi soffre di forme catarrali allo stomaco

ed all’intestino, favorisce, infine, le funzioni epatiche eccitando la

bile. È anche un blando lassativo, in grado cioè di regolare

sistematicamente le funzioni dell’intestino, frenando contemporaneamente

le funzioni diarroiche ostinate.

Purteoppo il rabarbaro coltivato nei nostri orti

non ha l’efficacia terapeutica di quello originale cinese. Le sue grandi

foglie palmate, però, usate in cucina, sostituiscono validamente e

qualitativamente gli spinaci.

Ricerche scientifiche hanno confermato alla pianta

la proprietà: digestiva, lassativa, depurativa, coleretica, colagoga,

antisettica, decongestionante, antisettica e antibatterica.

 

Rovo (Rubus

fruticosus)

È una pianta

selvatica comunissima che cresce vigorosa un pò dappertutto, formando

folti cespugli dotati di spine abbondanti e pungenti. Sul finire

dell’estate giungono a maturazione quei frutti tipici, neri, simili a

quelli del lampone e che vengono comunemente chiamati more.

Nelle more sono contenuti zuccheri, albumine,

numerosi acidi organici e soprattutto calcio e potassio.

Le foglie ed i teneri germogli di rovo contengono

tannino in quantità notevole. Sono perciò astringenti ed il loro decotto,

preparato facendo bollire per qualche minuto in mezzo litro di acqua una

manciata di foglie secche, si usa con successo contro la diarrea anche

dell’età infantile e la dissenteria.

Le radici vengono bollite a lungo, poi ridotte in

poltiglia da mangiare con un buon condimento.

 

Salvia (Salvia

officinalis)

Le sue virtù

curative sono molto vaste e conosciute fin dai tempi più antichi. Queste

virtù curative sono date dall’acido tannico, dalla resina e dall’olio

essenziale contenuto nella salvia e che la valorizzano, pertanto, per le

sue proprietà toniche, digestive, antisudorifere, cardiotoniche,

decongestionanti.

In caso di angine, laringiti o di gengive gonfie e

sanguinanti, o di afta o di alito cattivo, ottimi risultati si ottengono

con il decotto di salvia, ottenuto facendo bollire cinque grammi di

sommità fiorite di salvia in un bicchiere di acqua. Questo decotto viene

preziosamente usato per sciacqui alla bocca e gargarismi. Un forte

decotto serve pure egregiamente in caso di febbri malariche, mentre un

bagno caldo, nel quale siano state messe a macerare cinque manciate di

foglie di salvia, tonifica facendo scomparire ogni sintomo di stanchezza

e di oppressione.

Contro le tossi ribelli ed i catarri profondi si

può fare uso di un decotto che ha un’azione calmante veramente

miracolosa.

Anche i denti ne avranno sicuri benefici,

sfregandoli sovente con qualche foglia fresca di salvia. Contro una

sudorazione eccessiva c’è un ottimo infuso da prendersi ogni sera prima

di coricarsi. Si prepara versando un quarto di litro di acqua bollente

su una trentina di foglie di salvia.

Ecco dunque una pianta fondamentale per la nostra

salute, che è alla portata di tutti … gli orti.

Ricerche scientifiche le hanno confermato

proprietà: stimolanti, antiossidanti, antispastiche, antisettiche,

antiinfiammatorie, antifunginee, vermifughe, emmenagoghe, coleretiche,

ipoglicemizzanti, antisudorifere, astringenti e cicatrizzanti.

 

Sambuco (Sambucus

nigra)

Tutte le parti

di questa pianta sono medicinali. Possiamo cominciare dai fiori, quei

delicati ombrellini bianchi che si tagliano alla base, possibilmente in

giornate asciutte. Si stendono all’ombra, in luogo riparato, ritirandoli

soltanto quando sono perfettamente essiccati. Allora si possono sgranare,

riponendo i fiorellini in un vetro ben chiuso che si conserverà

all’oscuro. Se si necessita di un’energica e salutare sudata, è

sufficiente mettere due cucchiai di questi fiori in una tazza di acqua

bollente, si lascia riposare,si cola, si addolcisce con miele e si beve

questo infuso ben caldo, una volta a letto.

Un cucchiaio di fiorellini bolliti in un bicchiere

di acqua costituisce, poi, un blando lassativo particolarmente indicato

per bambini, convalescenti o persone anziane.

I frutti neri che maturano in autunno servono,

bollendone due cucchiai in un bicchiere di acqua, a prepararsi un sano

ed efficace purgante.

E, infine, un suggerimento pratico per aumentare

il fascino dei propri occhi. Si facciano macerare due pizzichi di fiori

di sambuco in cento grammi di olio di mandorle. Con quest’olio

medicamentoso si ungano tutte le sere i bordi delle palpebre e le ciglia:

i risultati saranno eccellenti e … affascinanti.

 

Tarassaco (Dente

di leone o Soffione Taraxacum officinale)

È una pianta

che non ha bisogno di particolari descrizioni, essendo diffusissima

ovunque e universalmente nota.

L’abitudine gastronomica di consumare con tanto

gusto le foglie fresche risale a tempi antichissimi ed è dettata da una

naturale esigenza del corpo che, avvelenato dal lungo riposo del periodo

invernale, reclama qualche cosa per ripulire efficacemente il sangue, il

fegato e la bile. Quindi, gustando queste saporite insalatine di dente

di leone facciamo, non sapendolo, una energica cura depurativa.

La parte più importante del tarassaco è, però, la

radice che si raccoglie in primavera o, meglio ancora, in autunno. Si

lava energicamente in acqua e si essicca accuratamente. Essa costituisce

il rimedio sovrano nelle disfunzioni del fegato, nell’itterizia, nei

calcoli biliari, organi, quelli nominati, molto importanti e che vengono

sollecitati o guariti dai numerosi princìpi medicamentosi contenuti

nella radice stessa.

Oltre a queste virtù, fin dai tempi più antichi,

alla radice di tarassaco sono state attribuite proprietà febbrifughe,

toniche, diuretiche, lassative, antiemorroidali e depurative.

Ricerche scientifiche hanno confermato proprietà:

lassativa, stimolante, colagoga, stomachica, digestiva, coleretica,

diuretica, antiscorbutica.

 

 

Tasso barbasso (Verbascum

thapsus)

Può raggiungere

i due metri di altezza e si presenta con fiori a spiga fitta, di colore

giallo, piuttosto grandi, un pò odorosi e molto pelosi. Anche le foglie

sono piuttosto grandi soprattutto alla base, mentre tutta la pianta è

coperta da una peluria biancastra o tenuamente giallognola.

Medicinali sono i fiori e le foglie che, fin

dall’antichità, venivano usati nella cura dei raffreddori di petto,

delle irritazioni dei bronchi, della tosse catarrale, del catarro

polmonare, delle irritazioni del tubo digerente. In questi casi si

prendono quaranta grammi di fiori secchi sui quali si versa un litro di

acqua bollente. Si lascia riposare per mezz’ora, si filtra con molta

accuratezza e si prendono quattro tazzine al giorno, lontano dai pasti,

di questo infuso ben caldo.  Per i raffreddori di testa è un’ottima

abitudine annusare come tabacco le foglie di verbasco finemente

polverizzate. I benefici effetti liberatori si faranno presto sentire.

Questa polvere, poi, avrà una utile applicazione se cosparsa su piaghe e

ferite che stentano a guarire.

 

Tiglio (Tilia

platyphylla)

Le virtù

medicinali del tiglio erano note niente meno che duemila anni fa, e, a

scopo terapeutico, venivano usate tutte le parti della pianta, dalla

corteccia all’alburno, dalle foglie ai fiori.

Tanto diffusa e sentita era la sua fama che il

tiglio è stato considerato dagli antichi come un albero sacro ed alla

sua ombra si trattava di affari, si amministrava la giustizia, si

eseguivano danze propiziatrici, si seppellivano i propri morti.

Il tiglio si presenta come una pianta dal

portamento maestoso, dai cui fiori, che appaiono generalmente fra maggio

e giugno, emana un profumo intenso e caratteristico.

Le foglie di tiglio bollite nell’acqua e applicate

come cataplasmi sulle parti doloranti calmano i dolori causati da

scottature, da piaghe, da malattie della pelle o da affezioni

emorroidali.

Molto più importanti sono i fiori sia per la

praticità del loro impiego, sia per facile reperibilità, sia per la loro

efficacia, utili in tutte le affezioni da raffreddamento. Questo tè,

inoltre, è un ottimo calmante della tosse e dei nervi, rende più fluido

il catarro bronchiale che verrà così espettorato con maggiore facilità,

è diuretico, antireumatico e tonificante del cuore.

Ricerche scientifiche hanno confermato la

proprietà: emolliente, rinfrescante, antispasmodica, ipotensiva,

decongestionante e diaforetica.

 

Timo (Thymus

serpyllum)

È una

pianticella tutto profumo che cresce nei campi e nei boschi presentando

dei rami lunghi, sottili, di struttura legnosa e serpeggianti rasoterra;

le foglie invece sono piccole, ovali, prive di peduncoli; anche i fiori

sono piccoli, bianco rosati e profumatissimi. Questa pianta cura

efficacemente le digestioni lente e difficili accompagnate o meno da

eccessivi gas gastro-intestinali.

È sufficiente, in questi casi, bere dopo i pasti una tazza d’acqua calda

nella quale sia stato messo in infusione un pizzico abbondante di timo.

Con l’infuso, bevuto caldo prima di coricarsi, si riuscirà a sedare

tossi secche e raucedini, mentre i gargarismi contribuiranno all’igiene

ed alla pulizia delle prime vie respiratorie.

Il timo perfettamente essiccato e finemente

polverizzato, unito al talco dà un’ottima polvere aspergente, molto

utile ed efficace in caso di eccessiva traspirazione dei piedi con

relativi odori e fitte spesso insopportabili.

Ricerche scientifiche hanno confermato attività

antiinfiammatoria, mucolitica, bechico, antibiotica, antifungina ed

antispastica.

 

Trifoglio (Trifolium

pratense)

Il trifoglio

agisce sul sangue e sul plasma e sul sistema linfatico. Ha azione

diuretica, espettorante e antispasmodica. È usato per tosse, bronchiti

infezioni e tumori. È un purificatore del sangue.

In India, è usato per favorire la latteazione

delle perpuere ed è tonico uterino (favorisce il ristabilirsi dell’utero

dopo il parto).

Del trifoglio si utilizzano soltanto i fiori.

Pressocchè sconosciuto, l’uso culinario del

trifoglio è quantomeno interessante. Si preparano ottime e gustose

insalate, ma è squisito anche nelle minestre e nelle zuppe. Fiori

gratinati, saporiti sformati o soffici omelette …. basta solo usare la

fantasia.

 

Uva ursina (Arctostaphylos

uva ursi)

Dell’Uva ursina

vengono usate di preferenza le foglie che vengono essiccate

accuratamente all’ombra.

Queste foglie sono soprattutto usate da chi soffre

di calcoli renali o vescicali allo scopo di sciogliere i più piccoli e

di diminuire il peso e le dimensioni di quelli troppo sviluppati.

Analogamente le foglie di uva ursina servono a chi soffre di catarri

cronici alla vescica, di uretriti catarrali croniche, traendone enormi

benefici, grazie alle qualità diuretiche di questa pianta.

Contro questi malanni che affliggono tante persone,

soprattutto quelle giunte ad una certa età, è sufficiente un buon

decotto.

Non deve preoccupare l’eventuale colorazione

brunastra delle urine, provocata dai componenti chimici dell’uva orsina.

Ricerche scientifiche hanno confermato attività

antibatterica, antiinfiammatoria, diuretica, antisettica urinaria ed

antispasmodica.

 

Valriana (Valeriana

officinalis)

Il valore

medicinale di questa pianta sta nella radice, con la quale si possono

preparare i più svariati medicamenti.

Si raccoglie strappandola dal terreno, si essicca

perfettamente e si conserva in un vaso ermeticamente chiuso, per

impedire che l’odore fetido e pungente che emana dalla radice possa

ammorbare tutta la casa. Questo odore è causato da un olio essenziale

che ha la caratteristica di donare calma e serenità, senza che il cuore,

lo stomaco o il cervello ne abbiano a soffrire per un uso prolungato e

senza che una cura protratta nel tempo possa portare a fenomeni di

assuefazione.

La radice quindi, è indicata a chi si sente spesso

il cuore battere irregolarmente e nervosamente, a chi stenta a prendere

sonno, a chi soffre di gonfiori allo stomaco o all’intestino, a chi

lamenta frequentemente emicranie, attacchi nervosi, convulsioni, alle

donne, infine, per attenuare i numerosi disturbi dell’età critica.

In tutti questi casi si usa l’infuso ottenuto

versando un litro d’acqua bollente su venticinque grammi di radice di

valeriana e lasciando riposare per circa tre quarti d’ora.

Per mitigare il cattivo odore dell’infuso e

renderlo, così, più appetibile, si può aggiungere allo stesso qualche

goccia di menta.

La valeriana, quindi, è fra i migliori calmanti e

tranquillanti naturali che aiuta a fronteggiare con la necessaria

serenità le quotidiane preoccupazioni, curando il vorticoso logorio del

nostro sistema nervoso.

Ricerche scientifiche hanno confermato attività

sedativa e ansiolitica.

 

Viola mammola

(Viola odorata Viola tricolore, pansè.)

Le parti usate

per medicina sono i fiori, le foglie, i semi e le radici. I fiori

contengono una sostanza chiamata “violina” che ha delle proprietà

emollienti, pettorali, sudorifere e leggermente diuretiche. Nei catarri

cronici, nelle angine, nelle bronchiti acute, nelle infiammazioni dei

reni e della vescica, si usa il tè di violetta, preparato mettendo un

buon cucchiaio di fiori in un litro di acqua bollente. Ottimo questo tè

anche per gargarismi in caso di infiammazione delle vie respiratorie.

Qualora si rendesse necessario vuotare

completamente lo stomaco, serve allo scopo il decotto di radici di

violetta, preparato bollendo venti grammi di radici in tre bicchieri

d’acqua finché questa sia ridotta a metà. La pozione così ottenuta va

bevuta completamente: gli effetti vomitivi saranno sicuri ed efficaci.

Le foglie, invece, messe a macerare in acqua

bollente, servono a preparare degli impiastri caldi, che vanno cambiati

più volte al giorno, da applicare sulle dolorose ragadi del seno.

Anche con i semi si ottiene un prezioso decotto,

molto utile per l’eliminazione dei calcoli alla vescica.

In cucina si mangia tutta la piantina, fiori

compresi, in insalatine miste primaverili.

 

Vischio (Viscum

album)

Il Vischio è

una pianta parassita, vive cioè alle spalle di altre piante,

succhiandone la loro linfa. Da noi cresce in modo particolare sui pini,

dalle soglie dell’inverno in poi. Abbassa la pressione sanguigna e

quindi serve ottimamente a chi, raggiunta una età avanzata, soffre di

arteriosclerosi, con le manifestazioni collaterali: pressione sanguigna

alta, emicranie, vertigini, ronzio agli orecchi, ecc.

Anche nelle regole mensili troppo abbondanti,

nelle emorragie nasali, negli sputi sanguigni il potere emostatico del

vischio porta notevoli giovamenti.

In caso di epilessia e di convulsioni, grazie alle

sue proprietà ipotensive, diuretiche e calmanti, il vischio sarà

essiccato a dovere e ridotto in polvere e si confezioneranno dei cachet.