Sai in che modo i problemi nelle diverse fasi della digestione portano alla formazione di tossine dall’interno (endotossine)?

Le endotossine sono i prodotti di scarto del metabolismo, sostanze decomposte o alimenti non completamente ossidati e digeriti, e residui di diversi processi cellulari. I cibi non del tutto digeriti si depositano nell’intestino in quanto lo stomaco e l’intestino non riescono a digerirli del tutto. La formazione di questi depositi inizia già nella prima fase della digestione (l’ingestione) in conseguenza di una scorretta masticazione. In questo stadio il cibo deve infatti subire un’importante preparazione:
deve essere sminuzzato e impregnato di enzimi capaci di demolire i carboidrati. Se ad esempio la dentatura non è completa o i denti sono molto compromessi dalle carie, da parodontosi o altri problemi del cavo orale, il cibo non riesce ad essere correttamente masticato. In questa stessa fase inoltre il cibo è contaminato da microorganismi patogeni e dalle tossine che essi producono. Quindi il cibo giunge dal cavo orale allo stomaco attraverso la faringe e l’esofago. A seguito di una cattiva masticazione nello stomaco giunge quindi una massa compatta, piuttosto dura e contaminata da microorganismi nocivi che renderà difficile la successiva digestione. Nell’ambiente acido dello stomaco la bile e il succo gastrico potranno svolgere la loro funzione soltanto sulla superficie di questa massa di bolo, mentre tutta la porzione che rimane all’interno rimarrà intatta, cioè non digerita.

La quantità di acido cloridrico e di pepsina secreti dallo stomaco dipende dal tipo di cibo che giunge nel tratto gastrointestinale:
l’ambiente interno può essere molto acido e contenere molta pepsina, o può darsi una secrezione meno acida e un succo gastrico povero di pepsina. Inoltre, se l’acido cloridrico è meno concentrato di quanto dovrebbe, l’azione sulla superficie del cibo giunto nello stomaco è praticamente trascurabile.

La concentrazione di acido cloridrico si riduce a causa di un’alimentazione errata (pasti irregolari, cibi freddi, assunzione esagerata di liquidi durante il pasto).

Se mangiamo troppo raramente, ad esempio, la bile in conseguenza dello stress o di altri fattori può giungere allo stomaco e all’esofago attraverso il duodeno, causando un gusto amaro in bocca. Ma la situazione non è ancora grave. La situazione si aggrava se si verifica un reflusso di bile nel pancreas – il nostro “laboratorio biochimico”. Nel pancreas sono infatti sintetizzati gli enzimi necessari alla digestione dei carboidrati, delle proteine e dei grassi. Solitamente questo complesso processo biochimico è attivato dal cibo, ma esso può essere stimolato anche dall’alcol o da un reflusso biliare. In quest’ultimo caso il cibo è assente, ma gli enzimi vengono prodotti ugualmente. Essi digeriscono tutto ciò che incontrano sulla loro via e da utili aiutanti si trasformano in pericolosi nemici. È così che si sviluppa la pancreatite – l’infiammazione del pancreas.

È noto che le proteine provenienti dal cibo possono essere scisse solo in un ambiente acido e, passando alla fase successiva della digestione nel duodeno, esse non possono più essere assimilate in quanto si trovano già in un ambiente alcalino. L’assimilazione del cibo può essere inoltre impedita da un’alterazione della peristalsi (contrazione della muscolatura intestinale). L’alterazione della peristalsi può avvenire a causa di:
• consumo di cibi ad alta densità calorica ma di ridotto volume;
• malattie croniche dell’intestino, del fegato o del pancreas;
• lesioni di origine parassitaria del tratto gastrointestinale;
• stile di vita sedentario;
• manipolazioni chirurgiche negli organi della cavità addominale;
• tumori dell’intestino.

Sono possibili due tipi di alterazione peristaltica:
l’iperperistaltismo e l’ipoperistaltismo.

In caso di iperperistaltismo avviene un aumento delle contrazioni delle anse intestinali che determina un transito intestinale troppo rapido (feci troppo liquide, diarrea).

Se la peristalsi è troppo lenta invece il transito intestinale è rallentato e il passaggio del cibo attraverso le diverse fasi è molto lento.
Quando ciò si verifica il cibo irrita le pareti intestinali provocando ulteriori infiammazioni.

Il bolo di cibo compatto e mal digerito sopra descritto è ora nell’intestino tenue, e anche qui vengono a crearsi degli effetti negativi.
Il fatto è che le pareti intestinali non sono una superficie regolare ma sono costituite da numerosissime pieghe ricoperte di villi. Passando attraverso l’intestino tenue questo grande bolo parzialmente digerito va ad otturare una gran parte della mucosa intestinale ricoperta di villi. Molto dipende inoltre dalla microflora che popola l’intestino.

Il 90% delle nostre difese immunitarie si cela proprio nel nostro intestino. Anche se non li vediamo, siamo in realtà immersi nel regno dei microorganismi: una miriadi di virus, batteri, micoplasmi e funghi patogeni.
Ogni persona possiede anch’essa la propria microflora batterica (solo nell’intestino vivono da 400 a 500 tipi diversi di batteri, che nel complesso formano un numero nell’ordine di grandezza di trilioni), un’enorme esercito che lavora per la nostra difesa immunitaria e la nostra salute, sintetizzando vitamine, aminoacidi e ormoni. Se la l’intestino viene colonizzato da una microflora estranea diversa da quella propria, allora iniziano i problemi con la salute. Possono comparire mal di testa a causa dell’intossicazione creata dai prodotti di scarto degli “estranei”. Cessa la sintesi delle vitamine В1, В2, В6 e В12, К, della biotina, dell’acido nicotinico e folico, degli ormoni e degli aminoacidi; si riduce notevolmente l’assimilabilità dei microelementi.

Le sostanze tossiche assorbite dalle scorie che occupano l’intestino, frutto dell’attività vitale dei microbi patogeni, costituiscono un sovraccarico per il fegato e i reni, innescando un processo vizioso che può portare a pericolose degenerazioni in quegli organi. Ciò impedisce la corretta assimilazione di proteine, grassi, carboidrati e delle vitamine liposolubili. Pertanto, se il vostro intestino è intasato, benché assumiate integratori di vitamine, esse non raggiungeranno il loro obiettivo. Le pareti dell’intestino crasso, oltre agli stessi villi presenti anche nell’intestino tenue, è disseminato di affossamenti chiamati tasche intestinali. Esse sono funzionali allo spostamento del cibo prima verso il colon ascendente, poi orizzontalmente nel colon trasverso, quindi in basso verso il retto. Le parti più pesanti del cibo si depositano nelle tasche mentre quelle più leggere scorrono oltre. Le parti più pesanti sono appunto rappresentate da quelle masse poco masticate, in altre parole, accumuli di tossine. I resti di cibo non digerito si depositano sui villi e vi si accumulano, subendo prima un processo di fermentazione, quindi di decomposizione. I prodotti della decomposizione, ovvero tossine, avvelenano letteralmente il nostro organismo. L’intestino crasso è il luogo del nostro apparato digerente dove si formano le feci. Le tossine si depositano sulla massa fecale formatasi e rendono difficile l’evacuazione, determinando ulteriori processi di fermentazione e decomposizione. Questi processi creano i gas intestinali che avvertiamo solitamente dal gonfiore addominale. I gas fanno sì che le pareti dell’intestino si estendano, facilitando il ristagno delle masse fecali e i processi di decomposizione durante i quali si formano le tossine, le quali non riescono ad abbandonare l’intestino. Avviene cioè che l’organismo si intossica con i suoi stessi rifiuti!

Mentre le tossine “maturano”, l’intestino continua ad assimilare. Ma in luogo di sostanze nutritive, iniziano ad essere trasmesse nel sangue sostanze nocive e in quantità considerevoli visto che, a differenza delle sostanze benefiche, per l’assimilazione delle tossine non occorrono speciali enzimi. Tutto ciò che dall’intestino passa al sangue deve essere necessariamente filtrato dal fegato, che preleva dal sangue le sostanze nocive e le neutralizza; in parte le dirotta verso la bile, la quale giunge poi nello stomaco ed è poi evacuata insieme al resto attraverso l’intestino. Tuttavia a causa di un’eccessiva quantità di tossine la densità della bile aumenta e inizia per tale ragione a ristagnare. Un’ altra parte di sostanze tossiche filtrate confluisce nei reni ed è quindi evacuata. Se sono però già presenti disfunzioni nel processo fisiologico di evacuazione (emorroidi, ragadi, poliposi) allora l’evacuazione stessa diventa un problema. Spesso si produce costipamento. Quando si presenta un problema di stitichezza vuol dire che le feci si ammassano nell’intestino crasso e nell’intestino retto.

Questo blocco genera infiammazione delle mucose e intossica a sua volta l’organismo. Abbiamo quindi visto in dettaglio che cibandoci come capita, con cosa capita e quando capita arriviamo ad accumulare nell’intestino crasso notevoli quantità di cibo non digerito, e per decenni poi ce lo portiamo dietro nelle tasche intestinali. Siamo in grado di portare dentro fino a 25 kg di questi ammassi! Se questi accumuli di feci vengono continuamente implementati succede che l’intestino crasso di trasforma in un grande e immobile sacco di immondizia che poco a poco estromette gli organi interni e preme sul diaframma, il muscolo che assicura la regolarità nella respirazione e che aiuta il cuore a pompare, intralciando il processo di respirazione stesso.
Si riduce così l’efficacia dei polmoni, vengono a dislocarsi fegato e reni, si riduce la motilità dell’intestino tenue e sorgono disturbi nell’apparato urogenitale (fibromi, ecc.). A pagarne le maggiori conseguenze sono la parte inferiore del retto e l’orifizio anale: le vene schiacciate creano protrusioni sanguinolente. In altre parole, un intestino crasso regolarmente intasato è una fonte di innumerevoli malattie.
In estrema sintesi: per colpa delle nostre stesse scorie invecchiamo più facilmente.
Ora che abbiamo analizzato come i diversi problemi interferiscono sul processo di digestione, possiamo operare una sintesi.

 

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